Saverio Lamanna, un giornalista diventato portavoce di un influente uomo politico al governo, viene licenziato dopo aver commesso un'imprudenza sul lavoro. Sconfitto sia emotivamente che professionalm...
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Saverio Lamanna, un giornalista diventato portavoce di un influente uomo politico al governo, viene licenziato dopo aver commesso un'imprudenza sul lavoro. Sconfitto sia emotivamente che professionalmente, Saverio decide di lasciare Roma e ritornare a Màkari, suo paese natale in Sicilia: qui riscopre una grande passione rimasta sopita per anni, quella dello scrittore. Trascinato dalla curiosità che lo caratterizza, Saverio decide di improvvisarsi investigatore e di indagare sui vari casi del luogo, formando un improbabile trio assieme all'eccentrico e scanzonato amico Peppe Piccionello e alla determinata studentessa di architettura Suleima.
Lamanna, un ex portavoce politico costretto a reinventarsi dopo essere stato bruscamente licenziato.
Rifugiatosi a Màkari, suo paese d'origine, Saverio rinvigorisce antiche aspirazioni letterarie, decidendo di trasformarsi in un detective locale *ante litteram*.
Ad accompagnarlo nelle sue indagini ci sono due figure chiave: Peppe Piccionello (interpretato magistralmente da Domenico Centamore), compagno di bevute e fonte inesauribile di aneddoti locali; e Suleima (Ester Pantano), giovane studentessa di architettura dotata di una mente brillante e pungente ironia.
Insieme, formeranno un team eterogeneo quanto efficace nell'affrontare i numerosi casi enigmatici che popolano il piccolo borgo siculo.
L'ambiente mediterraneo di Màkari funge da sfondo perfetto alle storie narrate, permettendo agli autori di approfondire argomenti legati ai tradizionalismi culturali, all'identità regionale e alla necessaria evoluzione dei territori.
La rappresentazione di questi aspetti, condotta attraverso le lenti colorate dell'amicizia e dell'intrigo poliziesco, rendono la visione ancora più godibile ed accessibile anche a pubblici meno avvezzi al genere noir.
In tal senso, Màkari può considerarsi una sorta di «coming of age» criminale, dove i protagonisti maturano progressivamente sotto la guida del loro mentore/scopritore, Saverio.
Per quanto concerne l'analisi tecnica e produttiva, va riconosciuto al direttore della fotografia Carlo Cerchio un merito particolare nello sfruttamento delle location naturalistiche e nei giochi di chiaroscuro che donano ulteriori atmosfere suggestive alle scene girate.
L'utilizzo massiccio di riprese panoramiche contrapposto a primissimi piani concorrono a definire meglio i personaggi principali, enfatizzandone peculiarità e vulnerabilità.
Nonostante l'indubbia originalità di Màkari, essa trova ispirazione da alcuni capisaldi del cinema nostrano, quali Montalbano o Don Matteo, tuttavia senza mai cadere negli stereotipi tipici del genere.
Al contrario, proprio grazie alla sua capacità innovativa, Màkari potrebbe rivelarsi fondamentale nel processo di rigenerazione del linguaggio seriale made in Italy, specialmente quando declinato secondo prospettive regionali differenti.
In definitiva, consiglio vivamente la visione di Màkari a tutti coloro che desiderino immergersi in una storia accattivante, ricca di colpi di scena e momenti emozionanti, arricchita dallo straordinario patrimonio artistico e naturale offerto dal Sud Italia.
Un plauso doveroso va poi esteso a tutta la troupe, rea di aver reso credibili e simpatici persino i difetti dei propri personaggi, conferendo loro quel grado di imperfezione tanto vicino alla dimensione umana.
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